Separarsi senza l’ausilio di un avvocato

La separazione “fai da te”

Separarsi è possibile (in taluni casi) senza l’assistenza di un avvocato: la condizione necessaria è che ci sia l’accordo tra i coniugi sulle questioni più importanti della vita coniugale.

Senza accordo, l’unica via percorribile è quella giudiziale (con l’assistenza necessaria di un avvocato per ciascun coniuge), presso il Tribunale competente.
Per separarsi consensualmente senza l’ausilio di un avvocato ci sono due modi: il ricorso da depositare in Tribunale, oppure la conclusione di un accordo di separazione dinanzi all’ufficiale dello stato civile del comune.

La separazione consensuale in Tribunale.

Percorrere la prima delle due strade comporta la necessità che i coniugi predispongano un ricorso congiunto ( Qui puoi scaricare il fac-simile : modello separazione consensuale) da depositare presso la cancelleria del Tribunale competente, ossia quello dell’ultima residenza comune o nel quale ha la residenza o il domicilio uno dei coniugi.
Nel ricorso i coniugi, oltre a chiedere l’autorizzazione a vivere separati, possono dettare le condizioni significative della separazione stessa, ossia:

  1. Affidamento e regime delle visite dei figli minori;
  2. Assegnazione della casa coniugale, indipendentemente dall’esistenza del diritto di proprietà o altro diritto di godimento in favore dei coniugi;
  3. Eventuale contributo al mantenimento dei minori e/o di uno dei coniugi;
  4. Ogni altro eventuale accordo circa i rapporti patrimoniali derivanti dal matrimonio (es. divisione patrimonio mobiliare e immobiliare).

Il ricorso, firmato da entrambe le parti, deve essere corredato da una nota di iscrizione al ruolo (compilabile direttamente in cancelleria) e, assieme ad esso, occorre presentare una copia dell’atto di matrimonio (anche solo per estratto) e dei certificati di residenza e di stato di famiglia di ciascuno dei coniugi (o, se ancora conviventi, di uno soltanto). Inoltre è necessario acquistare presso una rivendita di tabacchi una marca “contributo unificato” di € 43,00.
In seguito al deposito del ricorso viene fissata un’udienza nella quale il Giudice esperisce un tentativo di conciliazione e, se questo fallisce, il Giudice richiede ai coniugi di confermare le condizioni della separazione.
A questo punto i coniugi non hanno altri adempimenti da compiere: devono solamente attendere l’emissione del decreto di omologa del verbale di separazione da parte del Tribunale (di norma circa 15 giorni).
N.B. Prima di redigere il ricorso è consigliabile rivolgersi alla cancelleria del Tribunale competente per conoscere se vi siano delle particolari preclusioni alla separazione consensuale senza l’assistenza di un legale.
Infatti, in alcuni Tribunali (v. Tribunale di Firenze) è possibile separarsi consensualmente senza avvocato nei soli casi in cui non vi siano figli minorenni, incapaci o portatori di handicap, ovvero maggiorenni ma non autosufficienti.
Altri ancora, invece, precludono del tutto ai coniugi la possibilità di depositare un ricorso congiunto per la separazione consensuale se non c’è l’assistenza di un avvocato (V. Tribunale di Grosseto).

La separazione dinanzi all’ufficiale dello stato civile.

Il D.L. n. 132/2014, convertito in L. n. 162/2014, ha previsto un’ulteriore possibilità per i coniugi di addivenire ad una separazione di tipo consensuale (senza ricorrere al Tribunale).
L’art. 12 del suddetto decreto consente ai coniugi di comparire direttamente dinanzi all’ufficiale dello stato civile del comune di residenza (di uno dei coniugi) o del comune presso cui è iscritto o trascritto l’atto di matrimonio. La procedura consente di concludere un accordo di separazione personale o di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio (nonché di modifica delle condizioni di separazione o divorzio).
La procedura è molto semplice: l’ufficiale riceve da ciascuna delle parti personalmente la dichiarazione che esse vogliono separarsi secondo le condizioni tra di esse concordate (scarica qui la bozza).
L’atto contenente l’accordo è compilato e sottoscritto immediatamente dopo il ricevimento della dichiarazione e tiene luogo del provvedimento giudiziale (decreto di omologa o sentenza) che definisce il procedimento di separazione personale.
Al fine di promuovere una maggiore riflessione sulle decisioni in questione, l’ufficiale dello stato civile, quando riceve le dichiarazioni dei coniugi, li invita a comparire di fronte a sé a distanza di non meno di 30 giorni per la conferma dell’accordo (la mancata comparizione equivale a mancata conferma dell’accordo).
Tuttavia, non è possibile ricorrere a questa procedura semplificata in presenza di figli minori, di figli maggiorenni incapaci o portatori di handicap grave ovvero economicamente non autosufficienti.
Inoltre, l’accordo non può contenere patti di trasferimento patrimoniale (es. divisione di beni mobili), ma solo un obbligo di pagamento di una somma di denaro a titolo di assegno periodico di mantenimento (**).

La separazione dinanzi all’ufficiale dello stato civile.

Il D.L. n. 132/2014, convertito in L. n. 162/2014, ha previsto un’ulteriore possibilità per i coniugi di addivenire ad una separazione di tipo consensuale (senza ricorrere al Tribunale).
 L’art. 12 del suddetto decreto consente ai coniugi di comparire direttamente dinanzi all’ufficiale dello stato civile del comune di residenza (di uno dei coniugi) o del comune presso cui è iscritto o trascritto l’atto di matrimonio. La procedura consente di concludere un accordo di separazione personale o di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio (nonché di modifica delle condizioni di separazione o divorzio).
La procedura è molto semplice: l’ufficiale riceve da ciascuna delle parti personalmente la dichiarazione che esse vogliono separarsi secondo le condizioni tra di esse concordate.
L’atto contenente l’accordo è compilato e sottoscritto immediatamente dopo il ricevimento della dichiarazione e tiene luogo del provvedimento giudiziale (decreto di omologa o sentenza) che definisce il procedimento di separazione personale.
Al fine di promuovere una maggiore riflessione sulle decisioni in questione, l’ufficiale dello stato civile, quando riceve le dichiarazioni dei coniugi, li invita a comparire di fronte a sé a distanza di non meno di 30 giorni per la conferma dell’accordo (la mancata comparizione equivale a mancata conferma dell’accordo).
Tuttavia, non è possibile ricorrere a questa procedura semplificata in presenza di figli minori, di figli maggiorenni incapaci o portatori di handicap grave ovvero economicamente non autosufficienti. 
Inoltre, l’accordo non può contenere patti di trasferimento patrimoniale (es. divisione di beni mobili), ma solo un obbligo di pagamento di una somma di denaro a titolo di assegno periodico di mantenimento.(**)

 

E’ possibile anche divorziare senza l’ausilio di un avvocato?

Innanzitutto, vediamo quando è possibile chiedere il divorzio. Tutto dipende da come i coniugi si sono separati.
In caso di separazione giudiziale: è possibile divorziare dopo il passaggio in giudicato (ossia non è stato proposto appello ne i termini per farlo) della sentenza del giudice che ha pronunciato la separazione e il decorso del termine di 12 mesi dall’avvenuta comparizione dei coniugi innanzi al Presidente del Tribunale.
In caso di separazione consensuale: è possibile divorziare una volta omologata la separazione dal Tribunale e decorsi 6 mesi dall’avvenuta comparizione dei coniugi innanzi al Presidente del Tribunale.
In caso di separazione raggiunta in seguito alla procedura di negoziazione assistita: è possibile divorziare dopo che il p.m. ha comunicato il nulla osta o ha autorizzato l’accordo di separazione e sono decorsi 6 mesi dalla data certificata nell’accordo stesso;
In caso di separazione conclusa innanzi all’ufficiale di stato civile: è possibile divorziare in seguito alla compilazione e sottoscrizione dell’atto contenente l’accordo di separazione innanzi all’ufficiale di stato civile e sono decorsi 6 mesi dalla data del suddetto atto.
C’è da dire che per quanto riguarda il divorzio, ormai quasi nessun Tribunale accetta il deposito del ricorso da parte dei soli coniugi, senza l’assistenza di un avvocato.
Come consigliato in caso di separazione, anche per il divorzio è opportuno prendere informazioni presso la cancelleria del Tribunale competente (possiamo già anticipare, per quanto riguarda la Toscana, che presso i Tribunali di Firenze, Pistoia, Grosseto e Lucca il divorzio è consentito solo con l’ausilio di un avvocato).
E’ sempre possibile, invece, la strada della conclusione dell’accordo di divorzio innanzi all’ufficiale di stato civile del comune. Circa le modalità si rinvia a quanto già detto in merito alla separazione.
In particolare il divorzio non sarà possibile in presenza di figli minori, di figli maggiorenni incapaci o portatori di handicap grave ovvero economicamente non autosufficienti. Inoltre, l’accordo non potrà contenere patti di trasferimento patrimoniale (es. divisione di beni mobili), ma solo un obbligo di pagamento di una somma di denaro a titolo di assegno periodico di mantenimento.(**)
In definitiva, l’assistenza di un avvocato è sempre consigliata, non solo per l’assenza di uniformità nei Tribunali competenti circa l’accoglimento o meno di un ricorso congiunto da parte dei soli coniugi, ma perché sia il procedimento di separazione che di divorzio riguardano questioni delicate e di assoluta importanza nell’ambito della vita coniugale, per i quali è sempre utile il confronto con un professionista competente nel settore.

 

NOTA BENE

(**) Una sentenza del Tar Lazio (la numero 7813/2016) aveva recentemente annullato la circolare n. 6/2015 del Ministero dell’Interno che dava indicazioni applicative circa la specifica previsione dell’art. 12, comma 3, del d.l. n. 132/14, precludendo la possibilità ai coniugi di avvalersi della procedura semplificata (separazione o divorzio) dinanzi all’ufficiale di Stato Civile quando il loro accordo prevedeva “patti di trasferimento patrimoniale”.
La menzionata circolare del Ministero dell’Interno aveva chiarito che era fatta salva – dal divieto normativo – la previsione di un obbligo di pagamento avente ad oggetto una somma di denaro a titolo di mantenimento, sia nel caso di separazione che di divorzio. Nel luglio 2016, il Tar Lazio,  aveva annullato la suddetta circolare.
Avverso tale sentenza hanno proposto appello il Ministero dell’Interno e il Ministero della Giustizia. Si è espresso il Consiglio di Stato con  la sentenza n. 4478/16 (depositata lo scorso 26 ottobre),  annullando la decisione presa dal Tar. Ed invero, il Collegio ha ritenuto che sia preferibile la tesi restrittiva del divieto in esame, come correttamente ritenuto nella Circolare n. 6/2015, “in quanto l’operatività dell’istituto sarebbe limitata ai soli accordi che, in sostanza, modifichino lo status dei coniugi, con esclusione di ogni pattuizione economica”.
Dunque, il Consiglio ha sancito che vi è piena tutela del coniuge più debole anche in previsione di un assegno periodico di mantenimento, in quanto proprio un accordo di questo tipo tra i coniugi mira a riequilibrare le differenze economiche esistenti.
Il divieto che continua a sussistere i patti di trasferimento patrimoniale, gli accordi traslativi della proprietà e la corresponsione di un  assegno una tantum.

 


 

Per ulteriori approfondimenti ti consigliamo anche la lettura dei seguenti articoli, che trovi nel sito:

La separazione consensuale (VIDEO)  – a cura dell’avvocato Lorenzo Cirri

La separazione giudiziale (VIDEO) – a cura dell’avvocato Lorenzo Cirri

Il diritto al mantenimento per i figli– a cura dell’avvocato Lorenzo Cirri

Il diritto alla bigenitorialità – a cura dell’avvocato Lorenzo Cirri

Schema completo spese per il mantenimento dei figli (VIDEO) – a cura dell’avvocato Lorenzo Cirri

Categorizzazione delle spese di mantenimento dei figli – a cura dell’avvocato Lorenzo Cirri

Il regime patrimoniale – a cura dell’avvocato Lorenzo Cirri

schema riassuntivo su separazione divorzio e assegno mantenimento – a cura dell’avvocato Lorenzo Cirri

Separazione per colpa (o con addebito) – a cura dell’avvocato Lorenzo Cirri

Pagamento “una tantum” al posto dell’assegno periodico – a cura dell’avvocato Lorenzo Cirri

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