Abbandono del tetto coniugale (VIDEO)

Si parla di abbandono del tetto coniugale quando uno dei due coniugi, con o senza figli, va via di casa interrompendo così la coabitazione matrimoniale.
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DIRITTO DI FAMIGLIA, SEPARAZIONE E DIVORZI
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Indice dell'articolo

Quando si può parlare di “abbandono del tetto coniugale”?

Si parla di abbandono del tetto coniugale quando uno dei due coniugi, con o senza figli, va via di casa interrompendo così la coabitazione matrimoniale. La manifestazione di tale volontà può essere in grado di interrompere senza colpa e senza effetti legali l’obbligo di coabitazione tra i coniugi, quando la condizione matrimoniale risulta essere già irrimediabilmente compromessa.

Sarà, pertanto, onere del coniuge che abbandona il tetto coniugale dimostrare che vi fosse già una situazione di crisi anche prima di questo gesto.

Quali effetti produce nella causa di separazione

L’abbandono della casa rappresenta in sé e per sé una violazione dell’obbligo di coabitazione scaturente dal matrimonio e pertanto può essere causa di addebito della separazione (ossia attribuzione della responsabilità della separazione a carico di chi si è allontanato).  L’addebito è però escluso quando la parte che ha abbandonato il domicilio domestico sia in grado di provare in giudizio che:

  • L’abbandono è stato provocato dal comportamento dell’altro coniuge.
  • L’abbandono è avvenuto dopo che l’intollerabilità della prosecuzione della convivenza si era già verificata.

Pertanto in presenza di una domanda di addebito spetta al coniuge che ha lasciato il tetto domestico dimostrare l’esistenza di una causa che giustifica tale comportamento (che come più volte ribadito dalla Cassazione, può consistere anche nella semplice disaffezione al matrimonio atteso).

Quando l’abbandono dalla casa familiare è considerato legittimo?

Non si integra la fattispecie di abbandono del tetto coniugale nei casi in cui esso risulta essere giustificato e pertanto legittimo nei confronti del coniuge che ne è responsabile, ovvero nei seguenti casi:

  • quando si è abbandonato il tetto coniugale per tutelarsi da condotte violente per la propria incolumità fisica e psichica;
  • per infedeltà dell’altro coniuge;
  • invadenza dei parenti;
  • per mancanza di intesa sessuale;
  • per comportamento dispotico da parte del coniuge;
  • dal momento in cui sia stata presentata domanda di separazione o annullamento del matrimonio oppure di divorzio (non è dunque necessario attendere il provvedimento del presidente del tribunale che autorizza i coniugi a vivere separatamente).

Abbandono del tetto coniugale: quando conviene chiedere l’addebito?

Bisogna valutare con attenzione (con un legale di fiducia) l’opportunità di intraprendere una causa per abbandono del tetto coniugale con richiesta di addebito della separazione, in quanto oltre a trattarsi di un giudizio lungo e costoso non sempre porta ai risultati sperati. Infatti, bisognerebbe dare prova certa e concreta della violazione dell’obbligo di fedeltà, di assistenza morale e materiale nell’interesse della famiglia previsto dalla legge e dimostrare che tali condotte siano state cause determinanti dell’abbandono del coniuge. All’esito del giudizio, se il giudice riterrà tali circostanze provate potrebbe, infatti, pronunciare la separazione senza attribuire al coniuge che ha compiuto questo gesto, alcun addebito.

Pertanto il coniuge che durante la causa di separazione voglia ottenere a carico dell’altro l’addebito per via dell’abbandono della casa familiare deve riuscire a dimostrare che il detto allontanamento sia stato la causa scatenante della crisi di coppia, quindi, se tale prova manca l’addebito non può scattare (Corte d’Appello di Roma sent. 2991/2016).

Se è la moglie ad andare via ha diritto alla casa familiare e all’assegno di mantenimento?

Inizialmente la legge dava una risposta negativa a questa domanda e quindi la moglie nel caso in cui avesse abbandonato il tetto coniugale non avrebbe avuto diritto alla casa familiare e all’assegno di mantenimento. Tuttavia la recentissima giurisprudenza di Cassazione ha cambiato orientamento. La sentenza 21272 del 28 agosto 2018 ha, infatti, dato ragione ad una madre che si era allontanata dalla casa coniugale, portando peraltro con sé i due figli. Infatti è stato proprio tale fattore (il fatto cioè che la coppia avesse figli) a far si che alla moglie venisse affidata la casa familiare e ha disposto un assegno di mantenimento per gli stessi, a prescindere da un’eventuale addebito. Infatti, la Corte ha precisato che “ i figli hanno la legittima aspirazione di conservare, almeno tendenzialmente, il tenore di vita goduto prima della separazione e quindi di disporre di una casa adeguata in cui risiede insieme alla madre”.

Per ulteriori aggiornamenti consultare i seguenti ARTICOLI:

Separazione e Divisione della Casa Coniugale

Come dividere le spese della casa assegnata ad uno dei coniugi.

Differenza tra assegno all’ ex coniuge di separazione e l’assegno di divorzio.

Il trasferimento del genitore separato o divorziato con figli minori

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2 risposte

  1. Buongiorno,
    Io mi trovo in una situazione molto critica.
    Mi sono sposata con la mia moglie nel 2012 e abbiamo vissuto nella mansarda di proprietà di mio suocero ( tengo a precisare che i miei suoceri e anche mia moglie sono moolto benestanti).
    Nel 2014, partendo dalla una idea mia (la quale tutti mi hanno dato del matto) mia moglie aiutata finanziariamente anche da i miei suoceri, a comprato questo appartamento senza coinvolgermi, (senza parlarmi come farebbe una coppia normale) dicendomi che voglieva essere una sorpresa x me, invece io avrei voluto essere partecipe anche io con quel poco che avevo, voglievo una casa nostra non una casa loro.
    Comunque visto che l’appartamento era malmesso (praticamente tutto da resturare) ho preso l’iniziativa per ristturturarlo con gli mie pochi soldi che avevo a disposizione e visto che sono anche di mestiere, sapendo che in realtà non era a mio nome però io così li voglievo dimostrare che non m’interessa i suoi soldi o i suoi beni. Per me era solo amore e nient’altro.
    Nel 2015 e nato il nostro figlio. Dopo tantissimi anni di mio lavoro e fatica siamo riusciti an entrare in questa casa nel frattempo il nostro rapporto e diventato ogni giorno che passava sempre più freddo fino nel giorno che mia detto che non sente niente x me. Io sospettavo qualcosa che lei mi tradiva però non avevo delle prove fin quando me la detto lei chiaramente. Lei mi ha chiesto di abbandonare la casa perché e sua e perché abbiamo la separazione dei beni.
    Mi aveva chiesto la separazione consenziente che io non ho accettato. Adesso io mi trovo senza nulla e mi a minacciato che mi farà pagare anche l’affitto per tutti questi anni che abbiamo convissuto e che non mi farà vedere neanche il figlio. E vero che tutte le fatture per i lavori fatti in casa tipo l’idraulico, elettricista, serramenti sono tutti a suo nome, io praticamente non risultò da nessuna parte per la manodopera e tante altre cose che ho comprato con i soldi miei.
    Lei officialme mi a detta che a un’altro compagno, si vedono regolarmente sempre da lui e tutto questo tempo il figlio rimane con me.
    Cosa posso fare visto che lei mi vuole cacciare di casa? Io rimango praticamente nudo. Mi rimane solo il lavoro che mi l’ho devo tenere stretto. Io gli avevo detto che io non faccio nulla, non vado via di casa, non accetto la separazione consensuale e non intendo di fare io primo passo in questa direzione.
    Sono consapevole che non c’è più niente da fare per recuperare il nostro rapporto però avrei bisogno di qualche consiglio nel caso che lei farà partire ” la guerra “.
    Io non vado via di casa perché voglio e devo stare vicino a mio figlio.
    Grazie!

    1. Buongiorno
      Purtroppo se la signora vuole separarsi non glielo si può impedire.
      Consensualmente o giudizialmente dovrà lasciare la casa.
      Il figlio lo terrà con se nei giorni in cui le spetta (anche 15 notti al mese).
      Da dove mi scrive?
      Avv. Cirri

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